Lo studio del lievito è stato importantissimo
per comprendere la funzione di numerosi geni umani. Un approcio sperimentale
molto utilizzato è quello che prevede un costrutto distruttivo
in grado di inattivare in maniera specifica un certo gene. Questo metodo consiste nel preparare un costrutto avente le estremità
con la medesima sequenza del gene che si desidera inattivare, per permettere
la ricombinazione omologa, e al centro un gene per la resistenza ad un
antibiotico, che servirà a selezionare i lieviti che effettivamente
hanno ricombinato. Essendo il lievito molto permissivo, basta aggiungere
il nostro costrutto nel mezzo di coltura, che questo verrà tranquillamente
inglobato dal lievito, il quale potrà quindi fare avvenire una
ricombinazione omologa per riconoscimento delle sequenze esterne al gene
studiato. Aggiungendo antibiotico verranno eliminati tutti i lieviti che
non anno ricombinato e inducendo la sporulazione dei lieviti soppravvissuti
si otterranno cellule aploidi, che saranno circa per un 50% ricombinanti e circa per un 50% wt.
A questo punto basta quantificare il numero di lieviti che sopravvivono
per capire se il gene che è stato inattivato è indispensabile
per la vita oppure no (se sopravvive il 50%, il gene è fondamentale,
mentre se sopravvive il 100% il gene non è indispensabile perchè
il lievito può vivere anche senza di lui).
Si è constatato che dei 6.000 geni del lievito sottoposti a questo
esperimento, soltanto 1/3 di essi non ha mostrato un fenotipo alterato,
probabilmente perchè quando un gene viene inattivato, altri geni
possono compensare la sua perdita oppure alcuni geni potrebbero essere
utili per la sopravvivenza in condizioni estreme, mentre in laboratorio
si utilizzano soltanto condizioni ottimali.