BIOLOGIA MOLECOLARE DELL'EMOSTASI


Tecnica le phage display

 

Oggi è possibile creare librerie di oligopeptidi generati in maniera casuale per valutarne l'interazione con altre proteine. La tecnica più utilizzata è la "Phage Display".
Il fago esprime proteine che vengono esposte in superficie (es. p1 e p2). Il phage display consiste nell'ingegnerizzare questi fagi facendo loro esprimere proteine di fusione che verranno localizzate all'esterno del coat virale. Creando quindi delle chimere in cui una porzione della proteina è rappresentata dalla proteina del fago e la restante porzione è il nostro peptide di interesse. è sufficiente eliminare il codone di stop dalla orf della proteina fagica e sostituirla con la sequenza codificante per il nostro peptide.
Siccome viene creata una proteina di fusione, non si può avere l'assoluta certezza che il suo comportamento rispecchi esattamente quello della proteina libera, per avere un'ulteriore conferma si potrebbe provare a fonderla con due diverse proteine di superficie del fago (es. prima con p1 e poi con p2).
L'ingegnerizzazione del fago può essere fatta con peptidi naturali, con peptidi sintetici, con domini proteici, con proteine intere o con le regioni variabili degli anticorpi.
Il punto di partenza per il phage display non è la proteina, ma l'acido nucleico. Per costruire una libreria di peptidi bisogna generare una popolazione di sequenze di DNA. Se questa sequenza è corta, creare una libreria è semplicissimo, come creare gli oligonucleotidi per un microarray. Alla fine ogni fago esporrà un solo tipo di proteina, quindi ogni fago sarà diverso da tutti gli altri.

Screening della libreria proteica


Una volta creata la libreria peptidica, il passo successivo è quello di eseguire uno screening per analizare ogni peptide. Si può utilizzare una cromatografia per affinità : la miscela contenente i fagi viene purificata mediante interazione con un unico tipo di proteina (es. un recettore), viene fatta eluire attraverso una colonna in cui è stata legata covalentemente la proteina di interesse, più le interazioni col peptide esposto da fago sono forti e più questo verrà trattenuto. Le interazioni proteina-proteina dipendono dal pH e dalla forza ionica del tampone utilizzato, quindi occorrerà riprodurre le condizioni il più vicino possibile a quelle fisiologiche.
La fase di screening non viene fatta una singola volta, ma è ripetuta per diversi cicli (6-8 volte) per ridurre la probabilità di considerare legami aspecifici. Ogni eluizione, inoltre, è seguita da un ciclo di infezione in batteri, in maniera tale da ottenere un'amplificazione naturale dei peptidi isolati dalla cromatografia. Nell'ultimo ciclo di eluizione, anzichè far crescere i vurus isolati in terreno liquido, li si coltiva su piastra per potere selezionare i vari cloni con lo scopo individuare i singoli peptidi che hanno interagito con la nostra proteina.
Una volta isolati i fagi che interagiscono con la proteina di studio si procede con la misurazione della costante di affinità che hanno per essa, poi il passo successivo è determinare l'attività biologica di ogni peptide.
Comparando le sequenze dei peptidi che hanno maggiore affinità con la proteina, si possono individuare gli aminoacidi indispensabili per quests interazione, da questi si può poi partire per fare una seconda libreria più mirata, nella quale si varieranno solo gli aminoacidi non necessari per l'interazione lasciando fissi quelli indispensabili.

Varianti della tecnica Phage Display


Nel phage display è importante ottimizzare la dimensione delle sequenze proteiche del costrutto, non devono distruggere il coat del virus, ma nello stesso tempo devono essere qualitativamente utili, inoltre bisogna tener conto del fatto che si potrebbe verificare una sottoespressione della proteina.
Esiste una variante del phage display che sfrutta il sistema helper : in questo sistema nel nostro fago ci sono soltanto le sequenze per i peptidi di studio, mentre le proteine necessarie per l'assemblamento del coat sono interamente fornite da un fago helper. Questo sistema ha un'alta efficienza.
La phage display si può fare con il fago M13, un fago inizialmente utilizzato per il sequenziamento, perchè produce un DNA a singolo filamento. Esso presenta diversi tipi di proteine sul coat, in particolare la pVIII, molto rapresentata sulla sua superficie. La pVIII viene altamente polimerizzata per avvolgere il fago, quindi è ideale per testare proteine di fusione.
Nella phage display si parla di "evoluzione convergente" quando si trovano i peptidi che interagiscono con il nostro recettore e si paragonanao al peptide naturale per determinare le zone di omologia, mentre si parla di "evoluzione diretta" quando la sequenza ottenuta dai primi stadi di selezione viene mutagenizzata punto alla volta per vedere gli aminoacidi più importanti per l'interazione con il recettore.
Altra variante della phage display è la Phage display antibody library , tramite la quale si possono selezionare tramite anticorpi proteine naturali aventi una determinata sequenza variabile e di queste fare un successivo phage display. Oppure creare una libreria sintetica contente i vari frammenti delle proteine isolate.

 



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